lunedì 21 novembre 2011

Chiedere aiuto a chi ha causato la malattia? Assurdo

Vi riporto il Buongiorno di Massimo Gramellini, su La Stampa di oggi, lunedì 21 novembre 2011.
Ci sembra leggermente assurdo, che lui chieda, a colui che fino alla settimana scorsa  che dirigeva una delle
più grandi banche italiane e perciò uno che conosce pienamente le difficoltà che le imprese hanno per accedere a dei prestiti, ma anche uno che non agevolava questi prestiti, perciò alla fine, uno che è parte della crisi finanziaria e in parte causa della fine di questo imprenditore, ci sembra assurdo, dicevamo, chiedere a lui, solo perché ora è ministro, aiuto per queste situazioni.
Ministro Passera, immagino sia rimasto sconvolto anche lei dalla notizia dell’ennesimo suicidio di un imprenditore italiano. Giancarlo Perin da Borgoricco, un nome che oggi suona quasi beffardo, si è impiccato alla gru della sua azienda edile nel Padovano. Lascia una moglie, due figli e decine di dipendenti ai quali temeva di non riuscire più a pagare lo stipendio, schiacciato com’era fra creditori insolventi, commesse latitanti e banche che con un eufemismo chiamerei insensibili ma che lui, nella lettera scritta alla famiglia prima di uccidersi, ha definito «avide».
Concorderà, ministro, che certi epiloghi non possono essere liquidati alla voce «attacco depressivo». Il dramma di quell’uomo rispecchia la condizione quotidiana di migliaia di piccoli imprenditori che non dormono più la notte e quando ci riescono non fanno sogni ma incubi. Uno in particolare: di fallire e veder scivolare le proprie aziende nelle mani di finanzieri che di notte invece dormono benissimo, perché non vivendo sul territorio ignorano le storie e le facce delle persone la cui vita dipende dalle loro decisioni. 
So di non dirle nulla di nuovo. Ma di fronte al corpo di un imprenditore che penzola da una gru dopo l’ultima disperata e vana visita in banca, mi sembra giusto sottoporre alla sua attenzione di ex banchiere e neo-ministro dello Sviluppo l’urlo di dolore che risuona nel Paese e pretende, accanto a risposte strategiche, anche altre più immediate: di buon senso e, in molti casi, di semplice e rivoluzionario buon cuore.

Dicevamo dell'assurda domanda di questo articolo, ancora più però, ci sorprende che un tale giornalista, fino a ieri fautore di articoli inneggianti al conflitto d'interesse dell'ex primo ministro del governo italiano, non si renda conto, o non vuole, che questo ministro ha un leggero, ma solo leggero diciamo noi, conflitto di interessi, per non dire che, ci lascia perplessi e pieni di domande; come mai uno che guadagnava 4 miliardi, abbia deciso da un giorno all'altro, di "scendere in campo" e di guadagnale molto, ma molto meno? Domande che aumentano i nostri dubbi, domande a cui un giornalista così attento, anziché chiedere aiuto, dovrebbe chiedere spiegazioni, come lo faceva prima, in modo preciso e continuo. Qualcosa è cambiato?
Noi aspettiamo risposte, ma i dubbi aumentano, anche grazie a questi giornalisti.
F.S.

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