La Repubblica di oggi, giovedì 24, propone un'articolo, di Massimo Giannini, che merita una riflessione e una risposta. Già il titolo ci propone una riflessione: La crisi non aspetta.
"Dall'"uomo dei sogni" all'"uomo dei miracoli?" Nessuno si era illuso: il passaggio dal Venditore di Arcore al Professore della Bocconi non poteva bastare a risolvere i guai dell'Italia. Ma ora che la "dittatura dello spread" pesa sulla democrazia dei popoli,
Monti non può esitare: serve una svolta immediata, per uscire da questa crisi."
Ci hanno imbonito la mente che bisognava cambiare governo per risolvere i problemi della crisi, ci hanno convinto che ci voleva un nuovo presidente del consiglio e un nuovo governo dei miracoli, ci hanno proposto un serie di uomini tecnici e specialisti della crisi ma sopratutto disinteressati (tutto da vedere), ci hanno detto che la democrazia non era in pericolo ne cancellata, ci hanno detto che ci voleva immediatezza, ecc.,ecc.
Ora ci propongono nuovi motivi della causa e della soluzione del problema, perché era ovvio che le soluzioni precedenti non servivano a niente.
Ora sorge una domande, ancora più urgente di prima; e se queste nuove soluzioni non serviranno a niente come quelle di prima? Di chi sarà poi la colpa? Quali altre motivazioni ci daranno per convincerci?
La crisi non aspetta? Ma si sono chiesti quanto vogliamo ancora noi aspettare che risolvano loro, questa crisi? E se la crisi non avrà fine, o meglio ci porterà al crollo?
Noi continuiamo a fare domande che purtroppo nessuno è in grado o vuole rispondere. Poche le voci contrarie e diverse su questa crisi, anche loro destinate a spegnersi nel vortice della crisi stessa.
Allora chiediamoci; quanto siamo disposti ancora NOI ad aspettare loro?
F.S.

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